Compratore e venditore parenti, si puo` presumere contratto fittizio

a cura di FiscoOggi

 

L’onere della prova, che grava sull’Amministrazione, viene trasferito al contribuente nei casi in cui l’Erario fornisce una ricostruzione dei fatti convincente.

 

 

L’Amministrazione puo` contestare l’inesistenza di un’operazione, disconoscendo il relativo costo, quando si e` in presenza di una consulenza tra societa` formalmente distinte, i cui soci siano legati da un rapporto di parentela, specie se le prestazioni siano reciproche e della medesima natura.

A sottolinearlo e` la Corte di cassazione, che nel riformare la decisone dei giudici di merito, con la sentenza n. 16857 del 5 luglio 2013, ha ribadito il principio di diritto secondo cui, in tema di accertamento tributario, una volta che l’Amministrazione ha contestato in modo specifico, anche con l’ausilio di “presunzioni semplici”, “i dati emergenti dalle scritture contabili del contribuente evidenziando obiettivi elementi dai quali desumere l’inattendibilita` delle scritture e fatture utilizzate dal contribuente, ......spetta al contribuente che ha portato in detrazione l’Iva fornire la prova contraria in merito alla circostanza che l’apparente cedente/prestatore non e` soggetto (fittiziamente) interposto e che l’operazione e` stata “realmente” conclusa con esso” (cfr Cassazione, pronuncia 9784/2010).

 

In sostanza, laddove l’ufficio contesti l’indebita detrazione di fatture, il contribuente deve provare l’effettivita` delle operazioni economiche, anche mediante l’esibizione di documenti contabili, sempre che “la correttezza formale della contabilita` non diventi un alibi per commettere ogni possibile violazione della legge fiscale” (cfr Cassazione 25672/2006 e Cassazione 16896/2007).

 

 

 

Fonte:

www.fiscooggi.it

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